Il pulsante “Antipatia” – Facebook conferma il test!

Facebook ha confermato di aver iniziato i test del pulsante “downvote”, per segnare commenti offensivi o sgraditi. Una bella iniziativa per combattere le fake news o una nuova forma di censura?

Piazza virtuale

Il social network più famoso al mondo deve il suo successo alla facilità con cui i suoi utenti riescono ad interagire tra di loro. Lasciare un “like”, scrivere un “commento” o condividere un “post” sono azioni semplici ed intuite, che permettono agli iscritti di far sapere “al mondo” cosa gli interessa. Una libertà di espressione quasi infinita, di cui gli utenti spesso abusano lasciandosi andare a commenti fuori tema o offensivi. Questo, unito alla capacità di alcuni nel guadagnare dalle divergenze altrui, ha permesso negli anni la diffusione di notizie false, scritte ad hoc per infiammare gli animi e polarizzare le opinioni. Una piaga che ha portato la piattaforma di Menlo Park, diventata oramai una via di mezzo tra un editore e una piazza, a studiare una strategia per combattere il fenomeno.

Il non mi piace?

L’esperimento riguarda solo alcuni utenti (il 5% di chi usa Facebook su un sistema operativo Android negli Stati Uniti). Quest’ultimi si ritrovano un nuovo tasto (chiamato “downvote”) accanto al classico “commenta” che, una volta toccato, nasconde un commento e offre le opzioni aggiuntive “offensive”, “misleading” e “off Topic” (“offensivo”, “ingannevole” e “fuori tema”). Anche se può sembrare una novità si tratta solo di un miglioramento (quindi non è un nuovo pulsante “non mi piace”). Infatti Facebook ha già un bottone “nascondi”, ma è difficile da azionare perché nascosto a sua volta in un menù a tendina che si trova accanto al post, quindi il suo utilizzo non è molto diffuso. Anche per questo il social network ha dichiarato:

non stiamo testando un pulsante non mi piace. Stiamo esplorando una funzione che possa permettere alle persone di darci riscontri ai commenti delle pagine pubbliche”.

In fondo l’inserimento di una simile possibilità è stata richiesta dagli utenti sin dagli albori della piattaforma, anche se la società si è costantemente rifiutata.

Già nel 2015 Mark Zuckerberg aveva dichiarato:

“Non vogliamo semplicemente creare un pulsante di dislike, perché non volgiamo trasformare Facebook in un forum in cui le persone danno voti positivi o negativi ai post degli utenti. Non sembra il tipo di comunità che vogliamo creare”.

adasdadssa

Cambio di rotta

Ma le sole fake news possono giustificare un cambio di strategia? Forse no. Già da anni Facebook sta registrando un calo dei nuovi iscritti, specialmente in Nord America, oltre che ad una diminuzione degli utenti attivi statunitensi e canadesi (ben 700.000 nell’ultimo quadrimestre del 2017). Una delle cause di queste performance negative potrebbe essere proprio la numerosa presenza di contenuti scadenti, che scoraggerebbe i potenziali fruitori a favore di altri servizi. La “lotta alle bufale”, per alcuni, potrebbe essere un modo per aumentare la qualità dei contenuti sulla piattaforma. Aggiungendo il pulsante “downvote”, Facebook potrebbe generare più interazioni significative, tra utenti e post, diminuendo il tempo che le persone usano per cercare le notizie, assicurando che i commenti più interessanti (considerati qualitativamente migliori dalla community) siano in cima. Facebook classifica già i commenti in base alla pertinenza, utilizzando un algoritmo che sceglie quelli che generano più reazioni. Inoltre sarà più semplice monitorare le attività: se le notizie più discutibili o i commenti più controversi salissero in graduatoria, Facebook lo saprà.

All’indice

Il rischio è che con questa scelta Facebook applichi un certo grado di censura sulle notizie. Con un simile potere a disposizione il social network potrebbe togliere con maggiore rapidità una notizia ritenuta non conforme, utilizzando criteri arbitrari.   Inoltre con un tasto “non mi piace” un gruppo di persone potrebbe facilmente affossare una notizia scomoda (ma vera) inondandola di voti negativi, rendendola “invisibile” anche per chi fosse interessato a leggerla o commentala.

 

-Claudio Abramo

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