Kitt portami a casa

La General Motors ha diffuso i primi dettagli di un’auto a guida autonoma senza né pedali né sterzo annunciando, inoltre, di voler fare richiesta per regolamentare questo mezzo e testarlo nelle strade pubbliche entro il 2019. Un grande passo verso macchine più sicure per passeggeri e pedoni ma a discapito del piacere di guida.

Quasi pronta per il traffico

Il nuovo prototipo si chiama Cruise AV e rappresenta la quarta generazione di una serie di mezzi sperimentali prodotti dalla Cruise (start-up acquistata qualche tempo fa dalla GM). Basata sulla Chevrolet Bolt, un veicolo elettrico venduto negli USA, è stata pensata come veicolo autonomo di livello 5, ovvero in grado di fare a meno del conducente. Nonostante sia altamente evoluta tecnologicamente dalle prime foto si intravede una plancia “classica”, simile a quella di molte auto già in commercio (al netto del volante e dei pedali). Tutti i comandi sono disposti al centro, inclusi il display che controlla il sistema di infotainment e quelli “fisici” per il climatizzatore. Ma dovrebbero essere superflui poiché molto verrà gestito attraverso i comandi vocali, anche per trasformare l’abitacolo in un congelatore sarà sufficiente chiederlo gentilmente al computer. Per i passeggeri posteriori sono stati pensati ulteriori display dedicati posti sui poggia testa dei sedili anteriori.

Tutte tecnologie contemporanee che hanno portato la casa di Detroit a definire questo modello “production-ready” ovvero pronto per essere sfornato dalle enormi catene di montaggio del colosso statunitense dell’automotive. Per questa ragione l’azienda americana ha fatto richiesta al DOT (Department of Trasportation), il Ministero dei Trasporti a stelle e strisce, per poter ottenere l’omologazione dell’auto ed effettuare delle prove in condizioni reali già l’anno prossimo.

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Meno incidenti

Oltre ad aggiungere una serie di dotazioni di sicurezza di prim’ordine, come gli air-bag posteriori, la Cruise AV toglie la principale ragione di incidenti, l’uomo.
In Italia nel 2017 l’81 % degli incidenti stradali sono stati causati dalla distrazione degli esseri umani al volante. In altre parole 3 incidenti su 4 potrebbero essere evitati se chi guida non si concentrasse sullo smartphone piuttosto che impegnarsi per evitare un palo o un’altra macchina.
Tutto ciò ha conseguenze tragiche, nelle strade del Belpaese l’anno scorso sono morte 1578 persone una vera e propria strage. Non va meglio nel resto del mondo dove ogni anno perdono la vita ben un milione e 250 mila persone.
Questi dati hanno portato molte case automobilistiche ad investire sulla guida autonoma. Il CEO della Tesla (una delle società protagoniste della ricerca nel campo dell’intelligenza artificiale applicata alle auto), il vulcanico Elon Musk, ha dichiarato che: “Bisognerebbe impedire alle persone di guidare, è troppo pericoloso”.

Quando autonomia non vuol dire libertà

Eppure non è possibile guardare solo positivamente una simile innovazione. L’automobile è il mezzo di locomozione privato per antonomasia, quello che ogni bambino sogna di guidare una volta maggiorenne. L’auto ha rappresentato per anni, e rappresenta tutt’ora, un sinonimo di libertà basti pensare alla Route 66, dove viaggiare con il tettuccio di una Mustang abbassato era quasi un sinonimo del sogno americano. Oggi giorno molti marchi basano sul piacere di guida il valore aggiunto dei loro prodotti, studiando telai sempre più leggeri per esaltare motori sempre più potenti.

La velocità, poi, è ciò che spinge molti benestanti a preferire una super-car ad un’utilitaria. Ne sa qualcosa lo stesso Musk che, con la Tesla Roadster 2, produrrà l’auto più veloce tra quelle con la targa la quale, presumibilmente, sarà un successo commerciale anche per il fatto di poter raggiungere i 400 km/h.
Immaginate un mondo dove i bolidi non hanno il volante e lo sterzo, dove starebbe la differenza tra una Ferrari e una berlina? Sarà sempre il computer a decidere a che velocità andare anche se si guida in pista, in un ambiente controllato. Perché sognare la patente se anche un undicenne potrà ordinare all’auto di andare a scuola senza l’ausilio dei genitori? Perché diventare pilota di Formula 1 se poi le case costruttrici non avranno alcun interesse ad investire per sviluppare nuovi prototipi a guida classica?
Per queste ed altre ragioni, alcuni puristi e le istituzioni preposte, al meno finora, si battono per una soluzione più “soft”: guida autonoma con il mantenimento dei comandi tradizionali (almeno per i modelli più prestazionali).

Insomma la vita senza l’acceleratore e il freno sarebbe molto più sicura ma anche meno emozionate. Come al solito continua ad avere un valore contemporaneo un vecchio detto latino “in medio stat virtus”.

 – Claudio Abramo

Fonti:

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