Pablo Echaurren e la sua mostra “Soft Wall”

Colori vivaci, immagini stilizzate, scritte e collage riempiono i locali di Palazzo Platamone, Catania.  Inaugurata giorno 23 Novembre, la mostra di Pablo Echaurren, promossa dalla Fondazione Terzo Pilastro e curata da Francesca Mezzano, sarà visibile al pubblico gratuitamente fino a giorno 14 Gennaio.

BIOGRAFIA DELL’AUTORE

Pablo Echaurren nasce a Roma nel 1951. Inizia a dipingere a diciotto anni e, tramite Gianfranco Baruchello, viene scoperto dal critico e gallerista Arturo Schwarz che fa conoscere il suo lavoro in Italia e all’estero. Tra il 1971 e il 1975 espone a Berlino, Basilea, Filadelfia, Zurigo, New York, Bruxelles e nel 1975 è invitato alla Biennale di Parigi.

Il suo esordio avviene all’insegna di un minimalismo, di una concettualità e di un’antipittoricità alternativi all’idea di opera d’arte come feticcio. Questa è la direzione in cui l’artista si è mosso da allora, sempre alla ricerca di nuovi linguaggi e nuove forme di espressione, senza mai adagiarsi sul già fatto. Non solo pittore, si è impegnato in un’intensa attività applicata, realizzando illustrazioni, manifesti e copertine tra cui quella del best-seller “Porci con le ali”, nonché “metafumetti” che indagano sul possibile rapporto tra avanguardia e arte popolare, cercando quel necessario e fecondo cortocircuito tra alto e basso, tra cultura e leggerezza, in sintonia con l’ideale di un’arte diffusa. La sua creatività si è sviluppata anche nel campo scrittura, pubblicando romanzi e pamphlet sul mondo dell’arte.

LA MOSTRA

La beauté est dans la rue” è proprio questo lo slogan che racchiude il senso dell’intera mostra. Dinamismo metropolitano, segni di cambiamento e continuo dialogo tra la comunicazione pubblicitaria e l’artista. Elementi di rinnovo che rendono la tela il nuovo “wall” di espressione artistica. Un muro che sempre di più diventa un importantissimo mezzo di comunicazione odierna. Possiamo dunque considerare Pablo Echaurren precursore della nuova street-art.

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La mostra si apre, infatti, con una serie di lavori realizzati tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta. In queste opere che ricordano la comunicazione iconografica del muro di Berlino, emerge uno scenario di graffiti metropolitani, cancellazioni di scritte, linguaggi e segni stereotipati del nostro sistema.
Un ampia sezione è dedicata ai collage prodotti negli anni Novanta. La grande città viene raffigurata in queste sintesi visive del paesaggio urbano basate sul montaggio di manifesti strappati, annunci, insegne, titoli, segnaletica allarmante, creando un vero e proprio linguaggio cittadino e dinamico.
La comunicazione murale compare anche nella produzione più recente, le “pitture muro contro muro” con il loro inedito alfabeto simbolico di scritte murali cancellate, icastiche rappresentazioni di un mondo fatto di contrapposizioni, di opposte fazioni che si sovrappongono l’una all’altra.

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Spiega Francesca Mezzano, curatrice della mostra: «L’arte di Pablo Echaurren nasce per parlare alla collettività. Lo fa senza steccati, sperimentando ogni forma espressiva possibile; usa il segno, la scritta, lo stencil, il lettering, la parola come linguaggio comune, annullando qualsiasi distinzione tra alto e basso, alla costante ricerca di una sintonia con la storia presente, con i suoi problemi, e le sue criticità nascoste allo sguardo comune. E lo fa esprimendosi sempre attraverso un immaginario vivo e incandescente, che possa tradurre un’istanza politica e morale in arte. Quella che lo stesso Pablo ha definito “la questione murale”.»

Claudia Colombo

 

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